La scorsa notte, sono stata attraversata da una intuizione potente – la quale non pretende verità, ma ascolto e condivisione generosa, sì. Cosa unisce una sirena a una cometa? – mi sono chiesta. La coda. Non una coda qualsiasi, ma una scia di luce, di attrazione irresistibile, di presagio e annuncio...
Per fare un po’ di chiarezza: la cometa, che altrove, nel testo
intitolato “Le Mie Stelle sulla Rotta” citato in calce, ho definito come una fanciulla chiomata
che danza attorno al Sole, deriva il suo nome dal greco kométes, che
significa “chiomato”, da kòme, cioè “chioma” o “capelli”, poiché gli
antichi, alzando lo sguardo, vedevano in quella lunga coda luminosa una
capigliatura dorata che attraversava il cielo, forse immaginandola appartenente
a una giovane dea, una viandante celeste. La cometa è altresì un corpo composto
da ghiacci, gas e polveri primordiali, frammenti di acqua, ammoniaca, metano,
metalli e roccia, residui della nebulosa che generò il nostro sistema solare.
Quando si avvicina al Sole, le sostanze volatili che la compongono sublimano
– ovvero passano dallo stato solido a quello gassoso – e la trasformano,
alchemicamente, donandole chioma e coda. Il verbo “sublimare”, dal latino sublimis,
significa infatti “elevare, rendere sublime” e fu adottato dagli alchimisti per
indicare una trasmutazione interiore. La cometa, dunque, non solo “si infiamma”,
ma si innalza, si fa più nobile.
Talvolta appare a occhio nudo, una volta ogni decennio, e
può avere persino due code splendenti – come le sirene bifide! – che puntano
in direzioni diverse. La sua luce è tenue, così che attraverso di lei si
possono ancora vedere le stelle: un corpo che unisce ghiaccio e fuoco, presenza
e trasparenza, una perfetta coniunctio oppositorum. Alcune comete
tornano a intervalli secolari, pazienti nel loro ciclo. Altre muoiono
lentamente, divenendo materia volatile, bruciate dal Sole che le
veste e le consuma; qualcuna si spegne divenendo un silenzioso asteroide…
Quando la Terra attraversa la scia di una cometa, i
frammenti che ha lasciato si incendiano entrando nell’atmosfera e li chiamiamo meteore
o stelle cadenti: sono “briciole di luce” che si dissolvono in pochi
istanti, eppure riempiono il cielo di una meraviglia che, nel cuore, può durare
in eterno. Le famose “lacrime di San Lorenzo” del 10 agosto ne sono un esempio,
ma vi sono molti altri sciami, piccoli, meno noti, altrettanto incantevoli. Le
meteore sono, dunque, le lacrime delle comete: quello che resta del loro
splendore, un addio luminoso, alato.
Le antiche Dee stellari dell'Oriente – l’egizia Iside-Sopdet, la semita Astarte, la
ugaritica Asherah, l’hurrita Ishara – erano in effetti madri celesti e guide notturne,
associate a stelle come Sirio o alle Pleiadi, essenziali alla rotta dei marinai
della prima storia israelita, apparizioni che guidavano l’andamento delle
stagioni.
Queste Dee, che si potrebbero dire, in base alle evidenze che ho incontrato attraverso i miei studi, “progenitrici” delle
sirene, erano siderali,
lucenti, portatrici di messaggi celesti. Le sirene, che in origine erano alate
e psicopompe, fu solo dal VIII sec., che si diffusero nella loro forma più conosciuta con la coda di pesce, con tutta probabilità grazie alla diffusione del Liber Monstrorum, ad opera di un autore anglosassone misterioso... Era il periodo dei bestiari medievali, trattatelli mitografici e racconti di mirabilia, dove le stesse finirono in quanto monstrum. Sebbene non manchino
antichissime dee sirene dalla coda di pesce, originarie della Mesopotamia o
altrove) è possibile che non sia stata data loro la coda per “scendere” nel mare – al quale spesso sono state relegate –
ma per rievocare la coda luminosa delle stelle da cui in una qualche
forma discendono. Del resto, come scritto nel testo dedicato alle loro dimore
mitiche, che trovate qui, un tempo secondo gli studiosi del passato abitavano le Pleiadi, erano stelle loro stesse o ne erano
figlie. Le sirene sono per cui epifanie celesti, incarnate negli elementi, che raggianti
attraversano il firmamento, come Astarte –
anche associata a Venere “Stella del Mattino” e “Stella della Sera” – cadeva in forma di meteora nel fiume Adone, per risvegliarlo simbolicamente dal suo sonno. Stiamo
parlando, con tutta probabilità, della stessa cometa che secondo la narrazione
cristiana guidò i Magi a Betlemme, a Gesù, niente meno che il sole bambino o bambina del Solstizio d'Inverno... Infatti, la festa dell’Epifania, che cade il 6 gennaio,
deriva dal greco Epipháneia, “apparizione” (2). In origine celebrava proprio
l’apparire della stella, o meglio, della divinità luminosa che guidava il
passaggio tra il vecchio anno lunare e il nuovo anno solare. Inizialmente, la data adottata per la natività era in queste zone il 6 gennaio, furono i dottori della Chiesa che, volendo insabbiare le radici antiche del culto della Stella Sole, decisero di concedere che la natività del Cristo venisse fissata il 25 dicembre, e l'Epifania il 6 gennaio. Fu un modo per inglobare le adorazioni pagane con quelle cristiane in unicum che potesse soddisfare la richiesta del popolo e soggiogarlo con mani invisibili alla nuova religione (3)...
In questo senso, la coda delle sirene non è un mero
ornamento mitologico, ma la traccia visibile di un’apparizione divina originaria, come
la nostra fata e strega Berchta delle Alpi che solca il cielo stellato ad
annunciare le Dodici Notti d’Inverno (“la splendente”, o la brillante, dal
legame con l'alto tedesco “peraht”, “berht” o “brecht” con la parola inglese
“bright”) dove un'altra possibile etimologia proposta dai fratelli Manciocco è, guardacaso, il
sanscrito “bhraj”, corrispondente al latino fulgeo (1) …
La sirena-cometa – e Strega, a cavallo della scopa nel cielo notturno – è altresì un simbolo liminale: un essere
che viaggia tra mondi, che annuncia la rinascita del sole, come le Dee del
Solstizio e dell’Epifania.
Quella coda scintillante che sbatte fra le onde marine, da questo momento non è solo acquatica, ma anche
cosmica, portatrice di luce, speranza ed eterno sogno.
Informazioni interamente tratte dal breve saggio del 2023 intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini, dal testo del 2024 intitolato Le Mie Stelle sulla Rotta e dalla ricerca Iside Stella Madre e Astarte, La Madonna della Stella e le Origini delle Dee Celesti dei Miracoli. (Fonti disponibili in calca a ognuna).
Bibliografia
(1) L'Incanto e L'Arcano, per una antropologia della Befana, Claudia Manciocco e Luigi Manciocco, Armando Editore, 2006, p. 36
(2) Vocabolario Etimologico Ottorino Pianigiani, p. 470
(3) Il Ramo d'Oro, Studio sulla Magia e sulla Religione, James G. Frazer, Bollati Boringhieri
Sitografia
Diritti
Testo di Claudia Lucina Simone. Tutti i Diritti Riservati.
Crediti Illustrazione
Illustrazione tratta da “Il Libro dei Miracoli”, riproduzione di un manoscritto illustrato tedesco del XVI sec. realizzato ad Augusta nel 1550, che raffigura eventi soprannaturali vari, elementi folklorici e fenomeni biblici. Il libro è disponibile nella sua quarantacinquesima edizione al seguente indirizzo: www.taschen.com


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