Le sirene, figure mitiche già presenti nell’arte etrusca e romana e ampiamente diffuse nel Medioevo romanico, incarnano una simbologia profonda e complessa. La loro rappresentazione più iconica, quella bicaudata, spesso raffigurata nell’atto di sollevare le due code, non è solo una decorazione, ma un archetipo potente: richiama l’immagine di una porta che si apre attraverso il potere femminile. In questa posizione e gesto si manifesta un richiamo ai riti di passaggio, alle soglie cosmiche e al culto delle antiche divinità telluriche e delle acque sacre, con tutta probabilità connesse alla guarigione.
Nel simbolismo medievale e precristiano, le sirene sono entità liminari, custodi del mistero, capaci di orientare chi viaggia tra dimensioni differenti. Non semplici seduttrici, figure magnetiche davanti alle quali l'anima si ferma in contemplazione, ma guide spirituali poste in corrispondenza di varchi energetici, sono associate alla continuità tra la Terra e la dimensione celeste, come colonne viventi che salgono dalle acque per ricongiungersi agli astri. La loro immagine richiama la coniunctio oppositorum: l’unione di opposti – acqua e fuoco, terra e cielo, visibile e invisibile.
Anche l’etimologia rafforza questo significato: “sirena” potrebbe derivare dal semitico sir o sirein, ovvero “magico canto”, un richiamo interiore capace di aprire varchi percettivi. Antiche fonti mitologiche, da Platone a Omero, le descrivono come creature gemellari – metà donne e per metà uccello, evocando le dee nutrici ornitomorfe del passato – segnando il loro ruolo medianico tra elementi e mondi altrimenti inaccessibili.
Questo ruolo si ricollega a figure come Giano bifronte, guardiano delle soglie, che con tutta probabilità, presso pievi e portali ha sostituito quello che un tempo era il ruolo di Diana, frutto di una mascolinizzazione della stessa, dea della luna e delle acque, entrambe incarnazioni della dualità e della funzione di soglia. “Porta” in latino juana, dal sanscrito jana, mostra un’affinità linguistica e simbolica con “Diana” e con l’epiteto “Juana coeli”, passato poi alle litanie mariane...
Nel passato, due colonne rappresentavano una porta sacra, un passaggio tra mondi, tra visibile e invisibile attraverso cui le sirene “traghettano”, intercedono. A tal proposito, si vedano le Sirenette Traghettatrici del Parco Sempione di Milano.
Le sirene bifidide si associano anche ad altre figure femminili di potere e soglia come la Sheela Na Gig, Inanna o la Madonna nera o della Stella, tutte manifestazioni di un sapere ancestrale legato al corpo, al canto, alla terra, alle acque e al cielo. Non semplici ornamenti che si offrono nella loro indubbia bellezza, dunque, ma porte simboliche scolpite nella materia, tracce fisiche di un sapere antico che invitava – e invita ancora – a varcare la soglia del mistero, a intraprendere il viaggio di ritorno verso sé stesse e se stessi, unico luogo dove la guarigione è possibile.
Testo tratto da Esplorazione alchemica tra Sirene, Angeli e altre creature di potere a Pavia
Bibliografia
(1) Dal Cosmo alla Cosmesi, La divina seduzione e l'arte del trucco dalla preistoria al futuro, Luisella Vèroli, prefazione di Silvia Vegetti Finzi, Iacobelli Editore, 2016, p. 57

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