Basilica di San Michele Maggiore (VII sec. ricostruita tra XI - XII sec.) - Pavia (PV) - LOMBARDIA
La Basilica di San Michele Maggiore a Pavia, costruita dai Longobardi nel VII secolo e ricostruita in stile romanico tra l’XI e il XII, ospita un florilegio simbolico in cui spiccano le figure delle sirene. La più nota è la sirena bicaudata scolpita sul capitello sinistro del portale principale: essa rappresenta una chiara allegoria di passaggio e trasformazione, evocando il concetto alchemico della coniunctio oppositorum e riflettendo la doppia natura delle sirene – solare e acquatica – che unisce fuoco e acqua, cielo e terra.
Queste figure mitiche, già presenti in arte etrusca e romana, si diffondono nel Medioevo romanico tra il X e il XIII secolo. In questa fase, la sirena bicaudata diventa un archetipo ricorrente: spesso raffigurata nell’atto di sollevare le due code, richiama simbolicamente una porta che si apre attraverso il femminile, collegandosi a riti di passaggio, soglie cosmiche e antiche divinità della natura. La loro posizione in luoghi sacri, come capitelli e pavimenti di chiese, suggerisce una funzione apotropaica ma, soprattutto, rivelatoria di energie particolarmente sacre, legata a forze telluriche e al culto delle acque sotterranee delle nostre antenate e dei nostri antenati pagani.
Nel contesto della basilica pavese, le sirene si moltiplicano (difficile tenerne il conto) e non sono solo ornamenti: accanto a loro emergono altre creature simboliche come draghi e figure antropomorfe divaricate, probabilmente altre varianti di sirene, che partecipano a un complesso sistema di rappresentazioni pagane integrate nel linguaggio cristiano: i cristiani sapevano bene che era su luoghi di particolare energia di guarigione che gli antichi costruivano i loro templi...
Le sirene sono intese, nel contesto, non come le seduttrici cui molte e molti sono abituate/i a pensare, ma come custodi del mistero, entità liminari capaci di orientare il viaggiatore o la viaggiatrice che ha come obiettivo la rotta che congiunge più mondi.
Le interpretazioni etimologiche e mitologiche sostengono questa visione: la parola “sirena” deriva probabilmente dal semitico sir o sirein, “canto magico”, che si traduce come un richiamo interiore, profondo, capace di aprire varchi percettivi. Anche Platone, Omero e le antiche cosmologie greche e semitiche alludevano alla natura gemellare delle sirene – esseri metà pesce e metà uccello – mentre figure come Giano bifronte (che si incontra, similmente, su capitelli e colonnine) o la Dea Diana di cui è con tutta probabilità il risultato di una mascolinizzazione, richiamano la stessa doppiezza e funzione di soglia: il pilastro naturale nel passato era percepito come una
colonna della vita che sorge dalle acque sotterranee per congiungersi a quelle
celesti, simbolo della dea terra che si congiunge con la signora del cielo, la
luna. Due colonne rappresentavano porte da attraversare. Porta – in latino “juana”,
dal sanscrito “jana” apre un dibattito sulla effettiva risonanza con Diana –
che ricordo essere anzitutto una dea preromana – e il suddetto Giano. “Juana
coeli” era un epitteto delle dee, solo in un secondo momento passato alle
litanie della Madonna (1).
Le Sirene sono allorché espressione fisica, sottile e simbolica di continuità tra la Madre Terra e la dimensione celeste. Le ritroviamo non a caso lungo linee energetiche e in contesti rabdomantici, a testimoniare la loro connessione con le fonti sacre, le vene della terra e i culti delle origini. Nel simbolismo sacro europeo, le sirene bifidide si associano altresì a figure come la Sheela Na Gig, Inanna, e la Madonna nera o “della stella”, manifestazioni sincretiche di un sapere perduto e riemerso in pietra nei luoghi di culto cristiano.
In definitiva, la presenza numerosa delle sirene nella Basilica di San Michele Maggiore suggerisce che, in quel luogo, v'è un misterioso accesso a mondi altri, la memoria delle antiche divinità delle acque e della luce, e la possibilità di un ritorno a sé e alla guarigione attraverso la riscoperta del potere del simbolo.
Bibliografia
(1) Dal Cosmo alla Cosmesi, La divina seduzione e l'arte del trucco dalla preistoria al futuro, Luisella Vèroli, prefazione di Silvia Vegetti Finzi, Iacobelli Editore, 2016, p. 57
Diritti
Testo di Claudia Lucina Simone. Tutti i Diritti Riservati.

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