La Vasca della Sirena Bicaudata (1677 - inizio XVIII sec) - Villa della Regina, Torino (TO) - PIEMONTE
Collocata sotto la scalinata monumentale della Villa della
Regina (Torino, Strada Santa Margherita 79), la Sirena Bicaudata rappresenta un
unicum nel panorama scultoreo piemontese. Realizzata in marmo bianco di
Brossasco con base calcarea, è attribuita a uno scultore sabaudo di fine
Seicento, forse attivo presso il laboratorio della Venaria Reale.
L’opera, priva di firma e nome, raffigura una figura
femminile florida, con due code attorcigliate, oggi frammentate a causa dei
danni bellici del 1942-43 e del conseguente deterioramento strutturale. Il
sistema idraulico che un tempo alimentava il suo zampillo – un getto d’acqua
che fuoriusciva dalla bocca marmorea – è oggi inattivo, ma testimonianze
archivistiche e fotografiche ne confermano l’antica vitalità.
Attualmente la statua è oggetto di lavori di restauro sotto
la direzione della Direzione regionale Musei Piemonte, finanziati dal Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con interventi in corso tra il 2023 e
il 2025. Sebbene circondata da ponteggi, conserva intatto il suo valore
simbolico: presenza liminale tra il visibile e l’invisibile, tra la materia e
l’acqua. Il contesto stesso – con stalattiti artificiali attorno alla vasca e
un antico sistema di canali sotterranei un tempo attivo sotto la Villa, dove
una antica società esoterica semisegreta vegliava il sacro e studiava acque e costellazioni
– ne fa un’emanazione diretta del genius loci barocco, esoterico e
acquatico della Villa.
All’interno dei giardini della Villa, in una nicchia
decorata a mosaico con pietre naturali e vere conchiglie, appaiono quattro
sirene alate.
Queste sirene si discostano dalla tipologia classica della
figura metà donna metà pesce: le ali conferiscono loro una natura celeste e
liminale, rendendole creature intermedie tra cielo e mare, tra aria e acqua, ricordando la forma che le Sirene avevano ab origine, legate alle dee madri ornitomorfe che hanno finito per abitare la mitologia greca avendo, però, origini molto più antiche e radicate nel culto della Grande Madre.
La presenza di conchiglie autentiche incastonate nel mosaico
rinforza il legame con il simbolismo marino, ma anche con la sfera oracolare e
iniziatica. Queste sirene, infatti, non sono meramente decorative, ma sembrano
sorvegliare il giardino come guardiane rituali, in una scenografia silenziosa
dove natura, arte e mistero convivono.
Nel percorso interno della Villa, numerosi affreschi in
stile rocaille richiamano la figura della Sirena. Non si tratta di sirene
esplicite nel senso iconografico classico, ma di creature liminali: esseri
ambigui, quasi onirici, che suggeriscono tratti sirenici attraverso le posture,
le espressioni e il contesto.
La loro presenza aleggia nei saloni affrescati nel 1733,
dove divinità marine, ninfe e simbolismi fluidi si fondono con la luce estiva,
riflettendo una visione del femminile come tramite tra i mondi. La loro natura
evanescente è coerente con la dimensione sacra e silenziosa della Villa,
vissuta come una “cattedrale sospesa” in cui il tempo pare fermarsi, e dove
l’acqua, anche quando invisibile, parla attraverso vene sotterranee…
Queste presenze acquatiche assumono, dunque, la forma di uno
spettro estetico e spirituale che si radica nella pittura barocca e nella
simbologia esoterica diffusa tra i membri del Padiglione dei Solinghi, un
cenacolo seicentesco dedito alla meditazione filosofica e astrologica.
In una delle stanze decorate secondo la moda settecentesca
della chinoiserie, spicca una figura singolare e rara: il “Sirenetto”.
L’opera, non meglio identificata in termini stilistici o autoriali, rientra
nella decorazione orientaleggiante che imitava l’arte cinese per evocare un
senso di esotismo e raffinatezza.
La figura del Sirenetto – un maschile delle sirene, quasi
mai rappresentato – si inserisce in un discorso più ampio sulla costruzione
europea dell’alterità acquatica. Il riferimento a Jun’ichirō Tanizaki nel Libro
d’Ombra, argomentato in Atlante delle Sirene di Agnese Grieco che ringrazio
fortemente per il contributo donato al mondo delle Sirene, fornisce un contesto
letterario ulteriore: lo scrittore giapponese aveva sviluppato una ossessione
per il candore femminile, che associava alle sirene.
Questa figura potrebbe quindi simboleggiare una ibridazione
culturale e di genere, richiamando le rappresentazioni orientali delle sirene,
che esistono anche nel folklore giapponese (ningyo) e cinese, e suggerendo una
contaminazione simbolica tra Oriente e Occidente, tra fluidità sessuale e
spirituale.
Testi frutto di un approfondimento del mio viaggio intitolato I Diari Estivi di Torino. Villa della Regina e La Vasca della Sirena Bicaudata...
Bibliografia
Diritti
Testo e fotografia di Claudia Lucina Simone. Tutti i Diritti Riservati.




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